1. Introduzione
Il
tumore della mammella è
il tipo di cancro più diffuso
tra la popolazione femminile
(dopo i tumori della pelle).
Ogni anno circa 30.000 donne
scoprono di avere un cancro
al seno.
La ricerca oncologica ha
compiuto enormi progressi
nella lotta contro il tumore
della mammella, garantendo
una più lunga sopravvivenza
e una migliore qualità di
vita alle pazienti. Inoltre,
le conoscenze su questo
tipo di tumore sono sempre
più approfondite.
2.
Che
cos'è il cancro?
Il cancro può assumere varie
forme che mantengono un
certo numero di caratteristiche
comuni. Tutti i tipi di
cancro hanno origine nelle
cellule, l'unità fondamentale
di ogni organismo vivente.
Sono presenti nel nostro
organismo numerosi tipi
di cellule che in condizioni
normali crescono e si dividono
in modo ordinato per produrre
altre cellule necessarie
a garantire le funzioni
vitali. Talvolta questo
processo si trasforma in
una proliferazione incontrollata,
dando luogo alla formazione
di una massa di tessuto
aggiuntivo chiamato tumore.
I tumori possono essere
benigni o maligni.
•
I tumori benigni
non
sono formati da cellule
cancerose. Di solito vengono
asportati e nella maggior
parte dei casi non danno
luogo a recidive. Cosa molto
importante, le cellule dei
tumori benigni non invadono
i tessuti circostanti e
non si diffondono ad altre
parti dell'organismo. I
tumori benigni non mettono
in pericolo la vita dei
pazienti.
•
I tumori maligni
sono
formati da cellule cancerose
in grado di invadere e danneggiare
i tessuti e gli organi circostanti.
Inoltre, le cellule maligne
possono migrare dal tumore
originale e infiltrarsi
nel circolo ematico o nel
sistema linfatico. E' questa
la modalità di diffusione
del cancro della mammella,
che può dare origine a tumori
secondari. Il fenomeno di
diffusione del cancro ad
altri organi viene chiamato
metastasi.
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3.
La
mammella
Ogni
mammella è formata da 15-20
sezioni sovrapposte chiamate
lobi. Ciascun lobo
contiene numerosi piccoli
lobuli terminanti in decine
di minuscoli bulbi che secernono
il latte al termine della
gravidanza. I lobi, i
lobuli e i bulbi
sono collegati da sottili
tubicini chiamati dotti.
I dotti si diramano sino
al capezzolo, situato al
centro di una zona cutanea
di colore scuro, l'areola.
Quantità variabili di tessuto
adiposo si trovano negli
spazi tra i lobuli e i dotti.
La mammella non contiene
tessuto muscolare, ma sotto
ogni seno sono presenti
i muscoli pettorali che
ricoprono le costole.
In
ciascuna mammella si intersecano
inoltre vasi sanguigni e
vasi linfatici, che trasportano
un fluido incolore denominato
linfa.
I vasi linfatici conducono
a piccoli organi a , i
linfonodi. Nell'ascella
(sotto il braccio) sono
presenti diversi aggregati
di linfonodi, così come
sopra la clavicola, nella
zona pettorale e in molte
altre parti del corpo.
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4. I
tumori della mammella
Il
più comune tipo di cancro
della mammella ha origine
nel rivestimento dei dotti
ed è per questo chiamato
carcinoma duttale. Il carcinoma
lobulare, un'altra variante,
si forma invece nei lobuli.
Quando
il cancro diffonde dalla
mammella, la presenza di
cellule cancerose può essere
rilevata nei linfonodi ascellari.
Ciò rappresenta un incremento
del rischio che altri organi,
come ad esempio le ossa,
il fegato o i polmoni, siano
stati raggiunti dalle cellule
neoplastiche attraverso
il sistema linfatico o il
circolo ematico.
Il
tumore che si diffonde altrove
mantiene lo stesso nome
di quello originale (primitivo).
Si parla in questo caso
di tumore della mammella
metastatico, anche se il
tumore secondario si trova
in un altro organo. I medici
impiegano talvolta il termine
"tumore a distanza".
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5. Fattori
di rischio
Il
rischio per una donna di
essere colpita da tumore
mammario aumenta con l'età.
L'incidenza di questa malattia
tra le donne al di sotto
dei 35 anni è infatti molto
bassa. Tutte le donne dai
40 anni in su corrono il
rischio di sviluppare un
cancro al seno, anche se
la maggior parte dei casi
si verifica nella popolazione
femminile di età superiore
ai 50 anni. Il rischio è
particolarmente elevato
oltre i 60 anni.
La
ricerca ha dimostrato che
i seguenti fattori contribuiscono
ad aumentare il rischio
di sviluppare la malattia:
•
Anamnesi
di
tumore della mammella. Per
le donne che hanno già avuto
un cancro al seno il rischio
di recidiva è maggiore.
• Modificazioni
genetiche.
Cambiamenti
che interessano certi geni
(BRCA1, BRCA2
ed
altri) rendono le donne
più vulnerabili al carcinoma
mammario. In famiglie in
cui diversi membri di sesso
femminile siano stati colpiti
dalla malattia, test genetici
sono in grado di dimostrare
se una donna ha subito specifiche
modificazioni genetiche
che ne accrescono la predisposizione
a sviluppare il cancro.
• Storia
familiare
di
carcinoma mammario. Il rischio
per una donna di sviluppare
il cancro è maggiore se
la propria madre, sorella,
figlia o altri membri femminili
della famiglia, ad esempio
cugine, ne sono state colpite,
specie se in giovane età.
• Modificazioni
mammarie.
Chi
ha avuto una diagnosi di
iperplasia atipica o di
carcinoma lobulare in situ
(CLIS), è maggiormente soggetta
ad ammalarsi di cancro.
Altri
fattori associati ad un
maggior rischio di carcinoma
mammario comprendono:
• Densità
della mammella.
Le
donne di età superiore ai
45 anni per le quali la
mammografia abbia evidenziato
almeno un 75% di tessuto
denso sono maggiormente
a rischio. Una mammella
densa contiene numerose
ghiandole e legamenti che
rendono più difficoltosa
l'identificazione di un
tumore; in più, lo stesso
tessuto denso è associato
ad un'aumentata possibilità
di carcinoma mammario.
• Radioterapia.
Le
donne sottoposte a radiazioni
durante l'infanzia, specialmente
per il trattamento del morbo
di Hodgkin, hanno maggiori
probabilità di sviluppare
un tumore della mammella
nel corso della vita. Secondo
alcuni studi, più bassa
è l'età in cui si è ricevuta
la terapia radiologica,
più tale rischio aumenta.
• Gravidanze
tardive.
Le
donne che hanno avuto figli
dopo i 30 anni sono più
soggette a rischio di quelle
che hanno partorito in giovane
età.
Altri
possibili soggetti a rischio
sono le donne che hanno
avuto la prima mestruazione
in età precoce (prima dei
12 anni), quelle in cui
la menopausa si è manifestata
tardivamente (dopo i 55
anni), chi non ha mai avuto
figli, oppure chi si è sottoposta
a terapia ormonale sostitutiva
o ha fatto uso di contraccettivi
orali, ad alta percentuale
estrogena e bassa concentrazione
progestinica, per lunghi
periodi di tempo. Ognuno
di questi fattori prolunga
l'esposizione dell'organismo
femminile all'azione degli
estrogeni, incrementando
il pericolo di insorgenza
di tumore mammario. E' comunque
importante rilevare che
gli attuali contraccetivi
sono a basso conenuto estrogenico
e quindi sono considerati
a basso rischio, ovvero
non pericolosi.
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6.
Diagnosi precoce
Se
un tumore della mammella
viene identificato e trattato
precocemente, le possibilità
di sopravvivenza della paziente
si moltiplicano. Ogni donna
può svolgere un ruolo fondamentale
nella diagnosi precoce del
cancro, sottoponendosi regolarmente
a mammografia e a visite
senologiche (presso medici
specialisti). Molto importante
è anche l'autoesame del
seno.
La
mammografia
è
il migliore strumento per
diagnosticare precocemente
un carcinoma mammario, ancora
prima dell'apparizione dei
sintomi.
Il
tumore viene talvolta scoperto
dalla mammografia prima
che si manifestino chiari
segni della sua presenza.
Inoltre, questo esame può
evidenziare piccoli depositi
di calcio nella mammella.
Sebbene la maggior parte
di questi depositi sia di
natura benigna, l'aggregazione
di minuscoli granelli di
calcio (chiamati
microcalcificazioni)
può rappresentare un sintomo
precoce di cancro..
Tuttavia,
sottoporsi periodicamente
a mammografia e a regolari
visite senologiche sarà
utile per consentire al
medico di diagnosticare
e curare precocemente un
eventuale tumore. Secondo
alcuni studi, la mammografia
riduce il rischio di mortalità
da cancro della mammella.
Si raccomanda che sin dall'età
di 40 anni ogni donna vi
si sottoponga regolarmente,
ad intervalli di 2 anni;
però nei casi in cui vi
sia della familiarità, ovvero
la presenza di una parente
di primo grado con storia
di tumore mammario, è opportuno
sottoporsi all'esame annualmente.
Parlate
con il medico dei fattori
che incrementano il rischio
di cancro mammario. Le donne
a rischio di ogni età dovrebbero
informarsi su quando è opportuno
iniziare e quanto spesso
effettuare la mammografia
ed altri tipi di esami al
seno.
Alcune
donne praticano ogni mese
l'autoesame del seno per
verificare l'esistenza di
eventuali anomalie. Durante
l'autopalpazione,
bisogna
tenere a mente che il seno
è diverso da donna a donna
e che molti cambiamenti
sono causati dall'età, dal
ciclo mestruale, da una
gravidanza, dalla menopausa,
dall'assunzione della pillola
contraccettiva o di altri
ormoni. Una certa nodosità
e irregolarità delle mammelle
sono normali, così come
il gonfiore e la consistenza
molle che si riscontrano
immediatamente prima o durante
il periodo mestruale. Ricordate
che per le donne di oltre
40 anni l'autoesame mensile
non sostituisce regolari
mammografie e visite senologiche
effettuate da uno specialista.
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7.
Sintomi
Il
dolore al seno non è un
sintomo di carcinoma mammario.
Infatti, allo stadio iniziale
il tumore può essere totalmente
asintomatico. Tuttavia,
nel corso del proprio sviluppo
produce cambiamenti che
ogni donna dovrebbe saper
riconoscere:
• Una protuberanza o ispessimento
nella mammella o nella zona
ascellare;
• Variazioni delle dimensioni
o della forma della mammella;
• Secrezione di liquido
dal capezzolo, sua consistenza
molle oppure retrazione;
• Rilievi o infossamenti
sulla superficie della mammella
(pelle "a buccia d'arancia");
• Cambiamento dell’aspetto
della pelle della mammella,
del capezzolo o dell’areola
(arrossamento, aspetto squamoso,
gonfiore) o sensazione di
calore avvertita in tali
zone.
Consultate il medico se
notate uno di questi sintomi.
Molto spesso si tratterà
di un falso allarme, ma
un parere professionale
servirà ad individuare qualunque
tipo di problema e a risolverlo
nel più breve tempo possibile.
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8.
Diagnosi
Anomalie
rilevate dalla mammografia
in una certa zona della
mammella, un nodulo od altre
modificazioni possono essere
segnali della presenza di
un cancro oppure di disturbi
di minore importanza. Il
medico cercherà di accertarne
le cause attraverso una
visita accurata e ponendovi
domande sulla vostra storia
clinica e familiare. In
più, potrà prescrivervi
uno degli esami descritti
nelle pagine successive.
• Palpazione.
Il medico appurerà la natura
di un nodulo (per determinarne
le dimensioni, la composizione,
la mobilità) tramite un'attenta
palpazione della zona interessata.
I noduli benigni hanno una
diversa consistenza rispetto
a quelli cancerosi.
•
Mammografia.
La radiografia della mammella
fornirà al medico importanti
informazioni sul nodulo
in questione. Se questo
esame rivelasse una zona
sospetta o poco chiara,
un'ulteriore radiografia
potrà rendersi necessaria.
•
Ecografia.
L'esame impiega onde sonore
ad alta frequenza per scoprire
se un nodulo è di natura
solida o se contiene liquido.
E' praticato spesso in associazione
alla mammografia.
In base ai risultati dei
suddetti esami, il medico
deciderà che nessun ulteriore
accertamento è necessario
e non prescriverà alcun
tipo di trattamento. (In
tal caso, consiglierà alla
paziente di ripresentarsi
per regolari controlli,
in modo da individuare per
tempo eventuali cambiamenti)
•
Agoaspirato.
Un ago sottile viene usato
per prelevare un campione
di fluido da un nodulo mammario:
l'esame citologico rivelerà
se si tratta di una cisti
contenete fluido (lesione
non cancerosa) o di una
massa solida (lesione che
potrebbe essere cancerosa
oppure no). L'analisi citologica
del fluido prelevato da
una cisti potrebbe rivelarsi
superflua.
•
Agobiopsia.
Tecnica particolare che
permette di prelevare un
campione di tessuto da un'area
risultata sospetta alla
mammografia ma non palpabile.
Il tessuto asportato dall'agobiopsia
è inviato ad un patologo
per l'esame cito-istologico.
•
Biopsia escissionale.
Il chirurgo asporta il nodulo
in parte o interamente e
lo invia ad un patologo
per l'esame cito-istologico.
Ho il cancro
Se gli esami dimostrano
che avete il cancro, il
patologo vi dirà di che
tipo di tumore si tratta
(se ha avuto origine in
un dotto o in un lobulo)
e se è invasivo (cioè se
si è diffuso nel tessuto
mammario circostante).
Speciali
test di laboratorio
forniranno all'oncologo
maggiori informazioni sul
tumore. Ad esempio, il test
di determinazione del recettore
ormonale (degli estrogeni
e del progesterone) è in
grado di stabilire la sensibilità
del cancro all'azione degli
ormoni. Un risultato positivo
implica che gli ormoni contribuiscono
alla proliferazione del
tumore, il quale risponderà
probabilmente ad una terapia
ormonale. Per ulteriori
informazioni sull'endocrinoterapia
leggete la sezione Trattamento.
Altri test riveleranno se
la crescita del cancro avviene
lentamente o in modo rapido.
Il medico potrà ritenere
opportune altre radiografie
o esami del sangue, oltre
a particolari esami ad ossa,
fegato e polmoni per valutare
l'esistenza di eventuali
metastasi.
Se
gli esami dimostrano che
siete affette da tumore,
potreste desiderare di chiedere
al medico:
• Che tipo di
cancro ho? E' invasivo?
• Quali sono
i risultati del test di
determinazione del recettore
ormonale? Quali altri esami
sono stati effettuati sul
tessuto tumorale e che esito
hanno dato?
• Che influenza
avranno i suddetti risultati
sulla scelta della terapia
e dei successivi esami da
praticare?
Il medico potrà consigliare
di rivolgervi ad uno specialista
in oncologia o forse voi
stesse desidererete consultarne
uno. Il trattamento inizia
di solito entro alcune settimane
dalla diagnosi. Avrete pertanto
a disposizione tutto il
tempo necessario per definire
con il medico la scelta
della terapia più adatta,
per ottenere un secondo
parere e per preparare voi
stesse e i vostri familiari.
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9.
Trattamento
Grazie
alla ricerca costante di
nuovi metodi terapeutici,
le donne affette da tumore
possono oggi più che mai
contare su diverse possibilità
di cura e nutrire maggiori
speranze di sopravvivenza.
La scelta della terapia
dipende dalle dimensioni
e dalla localizzazione del
tumore all'interno della
mammella, dai risultati
degli esami praticati (compreso
il test di determinazione
del recettore ormonale)
e dallo stadio (o estensione)
della malattia. Nella pianificazione
di un programma terapeutico
specifico per ogni paziente,
il medico terrà conto di
diversi fattori, tra cui
l'età, il fatto di aver
avuto o meno la menopausa,
le condizioni generali e
le dimensioni del seno.
Molte
donne vorranno sapere tutto
il possibile sulla propria
malattia e sulle opportunità
terapeutiche, in modo da
partecipare attivamente
alla scelta di un trattamento,
e rivolgeranno quindi numerosi
interrogativi ai medici,
dimostrando la loro preoccupazione
al riguardo.
Tipi
di Trattamento
I
tipi di trattamento del
carcinoma mammario possono
essere locali o sistemici.
Le terapie locali mirano
ad asportare, distruggere
o controllare le cellule
cancerose di una determinata
zona. La chirurgia e la
radioterapia sono trattamenti
locali. Le terapie sistemiche
distruggono o controllano
le cellule cancerose diffuse
in tutto l'organismo. La
chemioterapia e l'endocrinoterapia
sono trattamenti sistemici.
Una singola paziente potrà
ricevere solo una forma
di trattamento o una combinazione
di questi praticati uno
alla volta o in successione.
L'intervento
chirurgico è il trattamento
più diffuso nel caso di
tumore della mammella. Esistono
diverse tipologie di intervento,
sulle quali il medico vi
fornirà ampi dettagli discutendo
con voi i rischi e i benefici
illustrando come ognuno
di essi influirà sull'aspetto
fisico della mammella. L'operazione
di asportazione della mammella
(o di una consistente porzione
di tessuto mammario) si
chiama mastectomia. La ricostruzione
della mammella è un intervento
praticabile contemporaneamente
alla mastectomia o in un
secondo tempo. Un'operazione
che asporta il tumore ma
non l'intera mammella è
denominato intervento di
chirurgia conservativa.
La tumorectomia e la mastectomia
segmentaria (o mastectomia
parziale) sono esempi di
chirurgia conservativa.
Di solito, sono seguite
da sedute di radioterapia
allo scopo di distruggere
ogni cellula cancerosa residua.
Nella maggior parte dei
casi, il chirurgo asporta
anche i linfonodi ascellari
per verificare se le cellule
tumorali abbiano o meno
invaso il sistema linfatico.
La
tumorectomia
è l'asportazione del tumore
mammario e di una piccola
porzione di tessuto circostante;
spesso anche i linfonodi
ascellari vengono rimossi.
La mastectomia segmentaria
è l'asportazione del tumore
e di una più estesa quantità
di tessuto circostante.
Occasionalmente, viene asportata
anche una parte del rivestimento
dei muscoli pettorali e
in alcuni casi i linfonodi
ascellari.
La
mastectomia totale
(semplice) è l'asportazione
dell'intera mammella. Talvolta
vengono asportati anche
i linfonodi ascellari.
La
mastectomia radicale modificata
consiste nell'asportazione
dell'intera mammella, della
maggior parte dei linfonodi
ascellari e spesso del rivestimento
dei muscoli pettorali. Il
muscolo pettorale piccolo
viene inoltre rimosso per
permettere l'asportazione
dei linfonodi.
La
mastectomia radicale
(chiamata anche mastectomia
secondo Halsted) è l'asportazione
della mammella, dei muscoli
pettorali, di tutti i linfonodi
ascellari e di porzioni
di cute e di tessuto adiposo.
Per molti anni questo tipo
di intervento è stato praticato
su gran parte delle donne
colpite da carcinoma mammario,
ma oggi i chirurghi vi fanno
ricorso molto raramente,
solo nei casi in cui il
tumore abbia invaso i muscoli
pettorali.
Dopo
una mastectomia,
è possibile optare per un
intervento di ricostruzione
della mammella (cioè un'operazione
chirurgica che restituisce
al seno la forma originaria).
Ecco una serie di domande
che potreste voler rivolgere
al medico prima di un intervento
chirurgico:
• Che tipo di intervento
è il più adeguato al mio
caso? Quale mi consiglia?
• Potrò sottopormi ad un
intervento di chirurgia
ricostruttiva seguito da
sedute di radioterapia?
• I miei linfonodi saranno
asportati, in parte o totalmente?
Perché?
• Come mi sentirò dopo l'operazione?
• L'intervento lascerà cicatrici?
Che aspetto avranno?
• Se deciderò di sottopormi
a un'operazione di chirurgia
plastica per la ricostruzione
della mammella, come e quando
avverrà?
• Dovrò eseguire specifici
esercizi?
• Quando potrò riprendere
le mie attività abituali?
La
terapia radiante
(o radioterapia) consiste
nell'uso di radiazioni ad
alta energia per distruggere
le cellule cancerose e impedirne
la crescita. I raggi partono
da una sorgente radioattiva
esterna al corpo della paziente
e vengono indirizzati verso
la mammella con l'aiuto
di una macchina
La radioterapia, da sola
o in combinazione con la
chemioterapia o l'endocrinoterapia,
viene prescritta talvolta
prima di un'operazione chirurgica
allo scopo di distruggere
le cellule tumorali e ridurre
le dimensioni della neoplasia,
specie nei casi in cui il
tumore è di grosse dimensioni
o non facilmente asportabile
dal chirurgo.
Prima
di sottoporvi alla radioterapia,
potreste voler rivolgere
al medico le seguenti domande:
• Perché ho bisogno di questo
tipo di trattamento?
• Quali sono i rischi e
gli effetti collaterali
della radioterapia?
• Quando inizierò il ciclo
di trattamento? Quando si
concluderà?
• Come mi sentirò durante
questo periodo?
• Cosa posso fare per trarre
il massimo beneficio dalla
cura?
• Potrò continuare le mie
normali attività?
• Che aspetto avrà il mio
seno al termine del trattamento?
• Quante probabilità esistono
che il tumore si ripresenti?
La
chemioterapia
consiste nell'impiego di
farmaci anti-cancro per
distruggere le cellule tumorali.
Nel caso di carcinoma mammario,
si somministra di solito
una combinazione di farmaci,
per bocca oppure per endovena.
In entrambi i casi, la chemioterapia
è una terapia sistemica,
perché i farmaci entrano
nel circolo ematico diffondendosi
per tutto l'organismo.
La
chemioterapia
è somministrata in cicli:
a un periodo di trattamento
segue un periodo di riposo,
poi un altro di trattamento
e così via. Molte donne
ricevono la chemioterapia
in un ambulatorio ospedaliero,
altre presso lo studio del
proprio medico, o a casa.
Tuttavia, a seconda del
tipo di medicinale impiegato
e delle condizioni di salute
della paziente, il ricovero
in ospedale si rende talvolta
necessario.
L'endocrinoterapia
mira a bloccare l'azione
degli ormoni sulle cellule
tumorali. Questo tipo di
terapia prevede in certi
casi l'uso di farmaci che
modificano il funzionamento
ormonale, oppure l'asportazione
chirurgica delle ovaie,
produttrici degli ormoni
femminili. Come la chemioterapia,
anche la terapia ormonale
si può definire sistemica,
perché interessa tutte le
cellule dell'organismo.
Ecco
una serie di domande che
le pazienti si porranno
sulla chemioterapia e sull'endocrinoterapia:
• Perché mi è stato prescritto
questo trattamento?
• Che tipo di farmaci mi
saranno somministrati? Quale
sarà il loro effetto?
• Si presenteranno effetti
collaterali? Cosa posso
fare per tenerli sotto controllo?
• Se la cura migliore per
il mio caso è la terapia
ormonale, avrà più successo
un trattamento farmacologico
o un intervento chirurgico?
• Quanto durerà la cura?
Scelta del trattamento
La scelta del trattamento
migliore è molto complessa
e viene spesso influenzata
dal giudizio del medico
e dai desideri delle pazienti.
La
scelta di una terapia dipende
da diversi fattori: l'età
della paziente, il fatto
che abbia avuto o no la
menopausa, le sue condizioni
generali di salute, le dimensioni,
la localizzazione e lo stadio
del tumore, se il medico
ha sentito i linfonodi ascellari
alla palpazione, e dalle
dimensioni della mammella.
Si prendono inoltre in considerazione
certe caratteristiche delle
cellule tumorali (ad esempio
se la loro crescita è influenzata
dall'azione ormonale). Il
fattore più importante è
lo stadio del tumore, che
si basa sulle dimensioni
della neoplasia e sull'eventuale
esistenza di metastasi.
La sezione seguente riporta
alcune brevi descrizioni
degli stadi di un tumore
mammario e i trattamenti
più frequentemente applicati
per ogni caso (talvolta
altri tipi di cura si ritengono
più appropriati).
• Lo stadio 0 è
detto anche carcinoma non
invasivo o carcinoma in
situ.
Il
termine carcinoma lobulare
in situ o CLIS
si riferisce ad una proliferazione
cellulare anomala all'interno
del rivestimento di un lobulo.
Raramente evolve in un tumore
invasivo. Tuttavia, la sua
presenza segnala che la
donna è soggetta ad un rischio
elevato di sviluppare un
tumore ad entrambe le mammelle.
Ad alcune donne colpite
da CLIS viene somministrato
un farmaco chiamato tamoxifene
che aiuta a prevenire il
cancro della mammella, oppure
possono scegliere di partecipare
a studi in cui si sperimentino
gli effetti di nuovi trattamenti
di prevenzione. Altre non
ricevono alcun tipo di trattamento,
ma vengono invitate dal
medico a ripresentarsi regolarmente
per un controllo. Ad altre
ancora vengono asportate
entrambe le mammelle per
impedire la crescita del
tumore (in molti casi la
dissezione dei linfonodi
ascellari non è necessaria).
Il
termine carcinoma duttale
in situ, chiamato
anche carcinoma
intraduttale o
CDIS, si riferisce ad una
proliferazione cellulare
di natura neoplastica ne
tessuto di rivestimento
di un dotto che non ha invaso
il tessuto mammario circostante.
In mancanza di un trattamento
adeguato per questa lesione,
le cellule cancerose potrebbero
con il tempo uscire dal
dotto e diffondersi nel
tessuto circostante, dando
luogo ad un carcinoma mammario
invasivo. I più frequenti
tipi di trattamento per
le pazienti colpite da CDIS
sono la mastectomia oppure
un intervento di chirurgia
ricostruttiva seguito da
un ciclo di radioterapia.
Non comporta di solito l'asportazione
dei linfonodi ascellari.
Parlate con il medico in
merito ad un eventuale impiego
del tamoxifene come trattamento
alternativo.
• Gli stadi I e II si attribuiscono
a forme precoci di carcinoma
mammario, di tipo però invasivo.
Allo stadio I le cellule
tumorali non si sono diffuse
oltre la mammella e il tumore
ha un diametro di circa
2 cm. Lo stadio II può comprendere
uno dei seguenti casi: il
tumore mammario ha circa
2 cm di diametro e ha invaso
i linfonodi ascellari; il
tumore misura da 2 a 5 cm
di diametro con o senza
invasione dei linfonodi;
oppure il tumore misura
più di 5 cm ma i linfonodi
non sono invasi.
In casi di carcinoma mammario
di stadio non avanzato si
interviene con terapia chirurgica
ricostruttiva seguita da
radioterapia come forma
di trattamento locale primitivo,
oppure si pratica una mastectomia
associata o meno ad un intervento
di ricostruzione del seno
(chirurgia plastica). A
volte un ciclo di terapia
radiante viene praticato
sulla parete toracica dopo
la mastectomia. Entrambi
gli approcci sono validi
per la cura di un tumore
di stadio non avanzato.
La scelta tra la chirurgia
ricostruttiva e la mastectomia
dipende in gran parte dalle
dimensioni, dalla localizzazione
e da altre caratteristiche
del tumore, dalle dimensioni
della mammella nonché dal
grado di interesse della
paziente a mantenere l'aspetto
originario del proprio seno.
In entrambi i casi i linfonodi
ascellari vengono rimossi.
Molte
donne con tumori di stadio
I e la maggior parte delle
pazienti con tumori di stadio
II ricevono la chemioterapia
e/o la terapia ormonale
in aggiunta alla chirurgia
o alla chirurgia associata
alla radioterapia. Questo
trattamento complementare
si chiama terapia adiuvante
e si prefigge la distruzione
di tutte le cellule cancerose
residue per prevenire lo
sviluppo di una recidiva
o di metastasi.
• Lo stadio III è definito
anche tumore localmente
avanzato: il tumore mammario
è di grosse dimensioni (più
di 5 cm di diametro) e si
è esteso ai linfonodi o
ai tessuti adiacenti. Il
carcinoma mammario infiammatorio
è un tipo di cancro localmente
avanzato.
Il trattamento più frequente
per le pazienti con tumore
di stadio III comprende
una terapia locale mirante
a distruggere il cancro
alla mammella, in associazione
ad una terapia sistemica
che impedisca la formazione
di metastasi. Il trattamento
locale consisterà verosimilmente
in un intervento chirurgico
e/o radioterapia alla mammella
e alla zona ascellare, mentre
il trattamento sistemico
prevederà cicli chemioterapici,
endocrinoterapia o entrambi,
prima o dopo il trattamento
locale.
• Stadio IV significa carcinoma
mammario metastatico. Il
tumore si è esteso dalla
mammella ad altri organi.
In questo caso l'oncologo
prescriverà la chemioterapia
e/o la terapia ormonale
per uccidere le cellule
tumorali e tenere la malattia
sotto controllo. La paziente
si sottoporrà ad interventi
di chirurgia o di radioterapia
per il trattamento del tumore
mammario, mentre la radioterapia
contribuirà alla cura delle
metastasi.
• Il tumore si dice palindromico
o ricorrente quando si ripresenta
nonostante la terapia. Anche
nel caso in cui si sia avuta
l'impressione di aver completamente
asportato o distrutto il
cancro, la malattia talvolta
riappare poiché non sono
state individuate le cellule
cancerose residue o perché
il tumore si era già diffuso
prima della terapia. Molto
spesso, i fenomeni di ricorrenza
si verificano entro 2 o
3 anni dal trattamento,
ma il tumore della mammella
può ripresentarsi anche
dopo un numero superiore
di anni.
Lo sviluppo di recidive
nella sola zona di asportazione
chirurgica è chiamato palindromia
locale. Se il cancro riappare
in altri organi, si definisce
carcinoma mammario metastatico.
Le pazienti riceveranno
un solo tipo di trattamento
o una combinazione di terapie.
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10.
Effetti
collaterali
Limitare
gli effetti delle terapie
anticancro alle sole cellule
tumorali non è facile, pertanto
in certi casi anche le cellule
e i tessuti sani subiranno
un danno, producendo così
effetti collaterali indesiderati.
Gli
effetti collaterali provocati
dalle diverse terapie variano
da persona a persona e persino
da un tipo di trattamento
a quello praticato successivamente.
I medici si sforzano di
pianificare il trattamento,
in modo da mantenere i problemi
sotto controllo, e osservano
le reazioni delle pazienti
con attenzione per intervenire
all'insorgere dei primi
disturbi.
Effetti
collaterali della terapia
chirurgica
Dopo un intervento chirurgico
si potrà avvertire per un
certo periodo di tempo una
sensazione dolorosa nella
zona interessata, per cui
sarà opportuno farsi consigliare
dal medico il più appropriato
trattamento antidolorifico
o riabilitativo. Inoltre,
qualunque operazione comporta
un rischio di infezione,
lentezza del processo di
cicatrizzazione, emorragia
o reazioni all'anestesia.
Avvertite immediatamente
il medico o il personale
infermieristico se questi
disturbi si presentano.
Il
bisturi potrebbe danneggiare
o recidere i nervi, provocando
di conseguenza intorpidimento
e formicolio al petto, alla
zona ascellare, alla spalla
e al braccio, sensazioni
che scompariranno entro
alcune settimane o mesi.
Per alcune donne, tuttavia,
la ridotta sensibilità di
queste parti potrebbe essere
permanente. L'asportazione
dei linfonodi ascellari
diminuirà l'afflusso di
linfa, che si accumulerà
nel braccio e nella mano
causandone gonfiore (linfoedema).
Tali zone dovranno essere
protette da ferite o escoriazioni
anche dopo molto tempo dall'operazione.
Chiedete al medico come
comportarvi in caso di tagli,
graffi, punture di insetti
o altri tipi di lesione.
Contattatelo anche se un'infezione
dovesse svilupparsi nel
braccio o nella mano.
Effetti
collaterali della radioterapia
L'oncologo radioterapista
fornirà spiegazioni sui
possibili effetti collaterali
della radioterapia, compresi
quelli meno frequenti che
potrebbero interessare cuore,
polmoni e costole. Uno dei
più comuni effetti collaterali
risulta in un senso di spossatezza,
specie nelle ultime settimane
di trattamento e per un
periodo successivo. Riposarsi
nel periodo di terapia è
importante, comunque i medici
consigliano di solito ai
pazienti di mantenere un
certo grado di attività
a seconda delle proprie
forze. La pelle dell'area
irradiata tenderà ad arrossarsi,
diventare secca, molle e
pruriginosa, mentre verso
la fine del ciclo terapeutico
sarà umida e "trasuderà"
facilmente. Un'esposizione
prolungata all'aria della
parte trattata aiuterà la
pelle a guarire più in fretta.
Per evitare lo strofinamento
di reggiseni e di alcuni
capi di abbigliamento che
potrebbe causare irritazioni,
è consigliabile indossare
abiti larghi e di cotone.
La cura della propria cute
sarà fondamentale in questo
periodo, pertanto assicuratevi
presso il medico che l'uso
di deodoranti, lozioni o
creme sulla parte irradiata
sia consentito. Gli effetti
della radioterapia sulla
pelle sono temporanei, e
scompariranno gradualmente
dopo la fine del trattamento,
anche se il colore della
pelle potrà modificarsi
definitivamente.
Per
la maggior parte delle donne,
il seno manterrà lo stesso
aspetto dopo la radioterapia.
Occasionalmente, la mammella
trattata sembrerà più soda
oppure più grande (a causa
di un edema, cioè un maggiore
accumulo di liquido) o più
piccola (in seguito a modificazioni
tissutali). Per alcune donne
la pelle diviene più sensibile
dopo la radioterapia, per
altre la sensibilità diminuisce.
Effetti
collaterali della chemioterapia
Gli effetti collaterali
della chemioterapia dipendono
principalmente dai farmaci
somministrati alla paziente.
Analogamente a quanto avviene
per altri tipi di terapia,
essi variano da persona
a persona. In genere, i
farmaci antitumorali colpiscono
le cellule che si dividono
rapidamente, come le cellule
ematiche, che combattono
le infezioni, favoriscono
la coagulazione del sangue
e trasportano ossigeno in
tutto l'organismo. Quando
i medicinali chemioterapici
agiscono su queste cellule,
la paziente sarà maggiormente
soggetta a infezioni, lividi
o emorragie e si stancherà
facilmente durante e dopo
il trattamento. Le cellule
dei follicoli piliferi e
quelle che rivestono il
tratto digestivo si dividono
altrettanto rapidamente.
Altri effetti della chemioterapia
sono la caduta dei capelli,
la perdita dell'appetito,
nausea, vomito, diarrea
o dolori alla bocca. Attualmente
molti di questi disturbi
sono controllabili grazie
ai farmaci antiemetici (che
riducono o bloccano il senso
di nausea) ed altri ritrovati
farmacologici. Gli effetti
collaterali hanno di solito
breve durata, in quanto
scompaiono gradualmente
durante il periodo di riposo
del ciclo di chemioterapia
o dopo il termine del trattamento.
La
moderna chemioterapia provoca
raramente effetti a lungo
termine, ma si sono registrati
casi di indebolimento cardiaco
o di insorgenza di tumori
secondari come ad esempio
la leucemia (tumore delle
cellule ematiche). Inoltre,
alcuni farmaci anticancro
sono dannosi per le ovaie.
Se queste sospendono la
produzione di ormoni, la
donna avvertirà i sintomi
tipici della menopausa,
quali vampate e secchezza
vaginale, irregolarità o
cessazione del ciclo mestruale
e sterilità. Tuttavia, alcune
donne restano fertili durante
la chemioterapia. Dato che
si ignorano i possibili
effetti sul feto, sarà bene
consigliarsi con il medico
su appropriati metodi contraccettivi
prima dell'inizio del trattamento.
Al termine del trattamento,
in base ai farmaci utilizzati,
alcune donne possono riacquistare
la capacità di concepire
un figlio.
Effetti
collaterali dell’endocrinoterapia
La terapia ormonale provoca
svariati effetti collaterali,
che dipendono in larga misura
dal tipo specifico di farmaco
o trattamento e variano
da paziente a paziente.
Il tamoxifene costituisce
una delle terapie ormonali
più comuni: esso blocca
l'azione degli estrogeni
ma non ne arresta la produzione.
L'assunzione di tamoxifene
può dar luogo a vampate,
irritazione o secrezioni
vaginali e mestruazioni
irregolari. Segnalate al
medico qualsiasi perdita
ematica inconsueta. Nelle
giovani donne trattate con
tamoxifene la fertilità
potrebbe aumentare, perciò
il ricorso a metodi contraccettivi
appropriati dovrà essere
discusso con il medico.
Raramente
il tamoxifene produce effetti
collaterali gravi, ma è
possibile la formazione
di coaguli ematici nelle
vene, specialmente nelle
gambe, mentre in un numero
molto ridotto di donne il
tamoxifene ha indotto un
cancro dell'endometrio.
Il medico praticherà un
esame pelvico, nonché una
biopsia o altri test all'endometrio
per sorvegliarne le condizioni
(fatta eccezione per le
donne che hanno subito un’isterectomia,
cioè l'asportazione chirurgica
dell'utero).
La
rimozione delle ovaie allo
scopo di ridurre il livello
di estrogeni in donne di
giovane età provocherà una
menopausa precoce, con effetti
collaterali più gravi di
quelli indotti dalla menopausa
naturale.
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12.
Ricostruzione
della mammella
Dopo
una mastectomia, una delle
opzioni possibili per mantenere
la forma originaria del
seno è indossare una protesi,
oppure sottoporsi a chirurgia
ricostruttiva della mammella,
contemporaneamente all'intervento
di mastectomia o successivamente.
Ognuna di queste scelte
presenta benefici e svantaggi,
i quali variano da paziente
a paziente. E' importante
però sapere che ogni donna
che ha subito una terapia
antitumorale ha a disposizione
diverse opzioni. E' pertanto
consigliabile consultare
un chirurgo plastico, anche
non si prevede un intervento
di ricostruzione a breve
termine.
Le
procedure di ricostruzione
della mammella sono diverse:
alcuni chirurghi inseriscono
protesi mammarie (saline
o al silicone), altri utilizzano
il tessuto prelevato da
altre parti del corpo. I
dubbi sulla sicurezza delle
protesi mammarie al silicone
ne hanno limitato l'applicazione,
che avviene attualmente
solo in sede di studi clinici.
Se siete interessate a farvi
applicare protesi al silicone,
parlate al medico della
possibilità di partecipare
ad uno dei suddetti studi.
Il genere di intervento
ricostruttivo dipende dall'età
della paziente, dalla corporatura
e dal tipo di operazione
chirurgica subita. Chiedete
al chirurgo plastico delucidazioni
sui rischi e sui benefici
di ogni tipo di ricostruzione.
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13.
Riabilitazione
La
riabilitazione è una parte
fondamentale della terapia
antitumorale. Gli sforzi
di medici ed infermieri
mireranno a riportare il
più presto possibile la
paziente allo stile di vita
precedente al trattamento.
Per ogni donna i tempi di
recupero saranno diversi,
a seconda dell'estensione
della malattia, del tipo
di terapia seguita e di
altri fattori.
Dopo
un'operazione di mastectomia,
è consigliabile eseguire
esercizi per riacquistare
la mobilità e la forza del
braccio e della spalla e
attenuare il dolore e il
senso di rigidità nel collo
e nella schiena. Gli esercizi,
programmati in modo adeguato,
dovranno cominciare non
appena il dottore si pronuncerà
favorevolmente, spesso a
circa un giorno dall'operazione.
Si inizierà con movimenti
lenti, senza sforzarsi,
addirittura rimanendo a
letto, e si procederà aumentandone
gradualmente l'intensità
e continuando regolarmente
fino a che gli esercizi
diventeranno un'abitudine.
(Le donne sottoposte a mastectomia
e contemporaneamente a chirurgia
ricostruttiva dovranno eseguire
speciali esercizi, che il
medico o gli infermieri
provvederanno ad insegnare).
Spesso
l'insorgenza di linfoedemi
dopo l'operazione si può
prevenire con determinati
esercizi e tenendo il braccio
a riposo appoggiandolo sopra
un cuscino. In caso questo
disturbo si presenti, il
medico prescriverà esercizi
e altri accorgimenti per
risolvere il problema, come
ad esempio indossare manicotti
o polsini elastici per migliorare
la circolazione della linfa.
Altri approcci, come l'assunzione
di farmaci, il drenaggio
linfatico manuale (massaggio)
o l'impiego di una macchina
che comprime il braccio
si riveleranno altrettanto
utili. Contrariamente, il
medico vi consiglierà di
rivolgervi ad un fisioterapista
o ad uno specialista.
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14. Follow-up
Una
volta concluso il trattamento,
le pazienti vengono sottoposte
a regolari esami di follow-up.
Il medico effettuerà approfonditi
controlli periodici per
verificare la presenza di
recidive. Le visite consisteranno
nell'esame del seno, del
torace, della zona ascellare
e del collo. Periodicamente,
eseguirà una visita completa
e una mammografia, unitamente
a test supplementari per
alcune pazienti.
Se
una donna è stata colpita
da cancro alla mammella,
è soggetta ad un rischio
elevato di sviluppare la
malattia nell'altro seno.
Eventuali cambiamenti nella
zona trattata o nella mammella
non colpita dovranno essere
comunicati immediatamente
al medico.
Inoltre,
il medico dovrà essere messo
al corrente del sopraggiungere
di altri disturbi fisici
come dolori, perdita di
peso o dell'appetito, irregolarità
del ciclo mestruale, perdite
ematiche vaginali, vista
offuscata, capogiri, tosse
o raucedine, mal di testa,
mal di schiena o problemi
digestivi inconsueti o persistenti.
Potrebbe trattarsi di sintomi
di un ritorno del cancro
o di altri problemi fisici:
l'importante è riferire
le proprie preoccupazioni..
15.
Chi può essere d'aiuto
I
servizi di sostegno hanno
il compito di aiutare i
pazienti oncologici e i
loro cari a trovare la forza
per affrontare i cambiamenti
intervenuti dopo la scoperta
della malattia.
Per
alcuni è produttivo confrontarsi
con persone che stanno vivendo
lo stesso problema. I malati
di cancro spesso si riuniscono
in gruppi di autoaiuto,
all'interno dei quali possono
condividere le proprie nozioni
sulla malattia, sulle terapie
e su come affrontarla narrando
le proprie esperienze. Spesso
uno psicologo o un'assistente
sociale o un infermiere/a
sono presenti a questi incontri.
Numerose
organizzazioni offrono programmi
speciali per le donne colpite
da tumore alla mammella.
Volontarie preparate che
hanno vissuto in prima persona
la malattia, si offriranno
di parlare con le pazienti,
facendo loro visita e garantendo
informazioni attendibili
e sostegno psicologico prima
e dopo il trattamento. Condivideranno
con loro le emozioni provate
durante la terapia, la riabilitazione
e la ricostruzione della
mammella.
Amici
e parenti, specie coloro
che hanno avuto il cancro,
possono rivelarsi di grande
aiuto. E' bene tenere a
mente, tuttavia, che ogni
paziente è un caso a sé
e che i trattamenti e i
modi di affrontare la malattia
che funzionano per alcune
non sempre sono adatti ad
altre, anche se colpite
dallo stesso tipo di cancro.
Una buona idea consisterà
nel discutere la validità
dei consigli di amici e
familiari con il medico.
Spesso
i collaboratori del medico
curante o assistenti sociali
che prestano servizio presso
l'ospedale o la clinica
vi suggeriranno gruppi locali
o nazionali che si occupano
di sostegno ai malati per
quanto riguarda il conforto
emotivo, la riabilitazione,
gli aiuti finanziari, il
trasporto e le cure domiciliari.
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16.
Cosa ci riserva il futuro
Attualmente, la mammografia
è lo strumento più efficace
di cui si dispone per individuare
il tumore della mammella.
I ricercatori stanno lavorando
per cercare di rendere più
accurato questo esame e
per scoprire nuove tecniche,
come ad esempio la mammografia
digitale (cioè l’utilizzo
del computer per leggere
una mammografia), la risonanza
magnetica (MRI), l’ecografia
e la tomografia ad emissione
di positroni (PET) per produrre
immagini dettagliate del
tessuto mammario.
Inoltre,
i ricercatori stanno effettuando
studi sui marcatori tumorali,
sostanze presenti in quantità
anomale nel sangue o nelle
urine, o negli aspirati
dal capezzolo di donne affette
da carcinoma mammario. Alcuni
di questi marcatori vengono
utilizzati per effettuare
il follow-up di pazienti
a cui è già stato diagnosticato
un tumore al seno. Ciò nonostante,
a tutt’oggi non esistono
analisi del sangue o delle
urine sufficientemente affidabili
da poter essere sempre usate
per individuare un cancro
alla mammella.
Sono in corso studi per
scoprire nuovi trattamenti
per tutti gli stadi del
cancro. Una nuova procedura,
detta biopsia del linfonodo
sentinella, potrebbe ridurre
il numero di linfonodi da
rimuovere durante l'intervento
chirurgico ed impedire la
possibile formazione di
linfoedemi, o per lo meno
diminuirne la gravità. I
ricercatori stanno anche
sperimentando nuovi dosaggi
di chemioterapia e nuovi
cicli di cure, nonché l’efficacia
della chemioterapia prima
di un intervento chirurgico
(la cosiddetta chemioterapia
neoadiuvante) e nuove combinazioni
di trattamenti, come ad
esempio l’aggiunta della
terapia ormonale o della
radioterapia alla chemioterapia.
Si sta lavorando su diversi
farmaci e combinazioni di
farmaci anticancro, così
come a vari tipi di terapia
ormonale. Alcuni studi indagano
sulla terapia biologica,
effettuata con sostanze
che potenziano la reazione
del sistema immunitario
al cancro o aiutano l’organismo
a superare gli effetti collaterali
delle varie terapie.